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Feb 21, 2018 Marco Schiaffino In evidenza, News, RSS, Vulnerabilità 1
Sembra proprio che la transizione verso il cloud sia più travagliata di quanto ci si potesse immaginare, soprattutto per quanto riguarda la sicurezza dei dati.
A (ri)lanciare l’allarme sulla pessima gestione dei bucket Amazon AWS S3 da parte di molte aziende è il ricercatore Kevin Beaumont, che sui social media ha pronosticato un futuro molto prossimo in cui i pirati informatici potrebbero cominciare a sfruttare la situazione per mettere a segno attacchi che sfruttano il lassismo di chi lascia i server in balia di chiunque.
“Circa il 10% dei bucket Amazon sono impostati in modo che chiunque possa modificarne il contenuto” ha scritto Beaumont attraverso il suo account Twitter. Tradotto: non ci sono solo migliaia di server accessibili senza una forma di autenticazione come nei recenti casi che hanno esposto i dati di milioni di famiglie statunitensi e informazioni riservate raccolte dai servizi segreti USA.
Stiamo parlando di server in cui è possibile modificare i dati memorizzati. Da qui i possibili scenari sono davvero tanti, a partire dall’avvio di ondate di attacchi simili a quelli che hanno interessato gli utenti di MongoDB ed ElastiSearch qualche mese fa, in cui i pirati “rapivano” i database chiedendo poi un riscatto alle aziende per la loro restituzione.

L’idea che qualcuno possa lasciare accessibili a tutti delle informazioni riservate è già agghiacciante. Ma che possano anche essere modificate…
C’è anche la possibilità, però, che gli attacchi abbiano forme diverse. Per esempio quello di modificare i JavaScript contenuti all’interno dei server per farci qualsiasi cosa.
Se Beaumont ha usato i social per cercare di sensibilizzare gli amministratori IT sul tema, c’è chi ha deciso di usare un metodo più creativo. Robbie Wiggins, negli ultimi due mesi, ha distribuito un “cordiale” messaggio su tutti i bucket Amazon che hanno impostazioni simili.
Come? Copiando un file di testo nel server con il seguente messaggio: “Questo è un amichevole avvertimento riguardo al fatto che e impostazioni del vostro bucket Amazon AWS S3 sono sbagliate. Chiunque può modificarlo in scrittura. Per favore cambiate le impostazioni prima che un malintenzionato lo individui”.
Stando a quanto postato su Twitter dallo stesso Wiggins, il ricercatore avrebbe lasciato il messaggio sulla bellezza di 5.260 bucket Amazon. Come riporta anche BBC in un recente articolo, Wiggins non è il solo a farlo.

Secondo Wiggins, i server che ha individuato fino a ora sono solo una percentuale di quelli vulnerabili.
La speranza è che questi avvertimenti abbiano maggiore successo rispetto agli ultimi sforzi di Amazon per sensibilizzare i suoi utenti sul tema sicurezza, che evidentemente non sono stati sufficienti.
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