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Nov 21, 2017 Marco Schiaffino Gestione dati, News, RSS, Vulnerabilità 0
Dall’amministratore IT di una qualsiasi azienda ce lo si può aspettare, ma quando si ha a che fare con i cervelloni dello US Central Command (uno dei comandi del Dipartimento della Difesa) è decisamente difficile immaginarsi una simile “distrazione”.
Anche perché i database che l’esercito USA ha lasciato indifesi (e accessibile a chiunque) su un server Amazon AWS contenevano dati decisamente sensibili: 1,8 miliardi di post su blog e social media, ma anche commenti inviati a siti di news.
A rintracciarlo è stato il solito Chris Vickery, che si è ormai specializzato nel ruolo di “cacciatore di server aperti” e di cui abbiamo parlato in altre occasioni. I server, come si legge nel suo post, non erano esposti su Internet, ma potevano essere letti da chiunque avesse un account (anche gratuito) Amazon AWS.
Stando a quanto riporta Vickery, i tre bucket accessibili sul servizio cloud di Amazon sarebbero stati dei backup i cui nomi (“centcom-backup”, “centcom-archive” e “pacom-archive”) lasciano pochi dubbi sulla loro origine: si tratta di archivi collezionati dallo US Central Command (CENTCOM) e dal US Pacific Command (PACOM) nella loro attività di sorveglianza globale.

Miliardi di post, commenti e comunicazioni raccolti dall’intelligence statunitense. E chiunque se li poteva spulciare…
Curiosamente, la notizia è stata resa pubblica proprio quando Amazon e Microsoft hanno annunciato di aver lanciato i loro servizi di server cloud “segreti” dedicati proprio alle agenzie governative.
Quello di Amazon si chiama AWS Secret Region e va ad affiancarsi al servizio Amazon GovCloud, già disponibile da tempo. Nel comunicato stampa, l’azienda spiega che l’accesso ai server contenuti in questa “area segreta” sarà regolato in base ai loro permessi. Microsoft, invece, ha annunciato il suo Azure Government Secret il mese scorso.
Visto il livello di sicurezza dei server cloud del governo statunitense, c’è da scommettere che entrambi i servizi avranno un futuro luminoso. Ma chissà se i cervelloni di NSA e compagnia non riusciranno a trovare il modo di provocare qualche leak anche in un ambiente controllato…
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