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Ott 25, 2017 Marco Schiaffino News, RSS, Vulnerabilità 0
I sistemi di crittografia utilizzati per svariate funzioni (dalle Virtual Private Netowrk al protocollo HTTPS) avrebbero una falla di sicurezza che consentirebbe di ricavare facilmente la chiave privata usata per la codifica dei dati, esponendo così all’intercettazione tutti i dati inviati come se fossero in chiato.
A spiegarlo è un gruppo di ricercatori della University of Pennsylvania e della Johns Hopkins University, che in un report spiegano per filo e per segno le caratteristiche della vulnerabilità DUHK (Don’t Use Hard-coded Keys) che hanno individuato nel loro studio.
Il problema nasce dall’uso di un vecchio algoritmo, chiamato ANSI X9.31. Si tratta di un generatore di numeri pseudo-casuali utilizzato per creare le chiavi crittografiche e che, per essere sicuro, deve utilizzare una chiave iniziale segreta. Se qualcuno ottiene questa chiave, può violare la codifica in una manciata di minuti.
Il sistema migliore per fare in modo che la chiave iniziale rimanga segreta, spiegano i ricercatori, è quello di generarla all’avvio delle sessioni. Nessuno standard, però, ha fissato questa regola.
Risultato: nello studio hanno individuato una serie di prodotti (tra cui quelli di Fortinet e Cisco) che utilizzano una chiave iniziale memorizzata nel codice del software e che chiunque potrebbe recuperare e usare per violare i sistemi crittografici.

Ecco l’elenco dei prodotti “a rischio” individuati dai ricercatori. Quanti saranno ancora in circolazione? Solo i FortiGate con versioni vulnerabili, secondo il report, sarebbero stati 23.000.
Si tratta di prodotti piuttosto vecchi, ma ancora in circolazione. E questo crea un problema: mentre nel caso di Fortinet la falla sarebbe stata corretta (interessava solo i modelli FortiGate che usavano versioni di FortiOS tra la 4.3.0 e la 4.3.17) in altri casi (come in quello di Cisco) i dispositivi vulnerabili non godono più del supporto del produttore.
Ma quali prodotti sono vulnerabili? Difficile dirlo. Quel che è certo è che i dispositivi certificati dopo gennaio 2016 non utilizzano ANSI X9.31. In circolazione, però, ci sarebbero ancora migliaia di device vulnerabili che potrebbero essere violati in meno di 4 minuti utilizzando l’attacco DUHK.
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