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Apr 14, 2017 Marco Schiaffino News, RSS, Vulnerabilità 0
Una vulnerabilità di quelle “toste”, che se sfruttata potrebbe consentire di avviare un’esecuzione di codice in remoto attraverso comunicazioni su protocollo UDP.
A scoprirla è stato Eric Dumazet di Google, che ha puntato l’indice contro la funzione recv(). Stando a quanto riportato nella descrizione della vulnerabilità (classificata come CVE-2016-10229) sarebbe possibile provocare un secondo checksum durante la sua esecuzione.
La buona notizia è che, almeno per il momento, non si ha notizia di alcun exploit che sfrutti il bug, il cui funzionamento, tra l’altro, non sarebbe nemmeno particolarmente intuitivo.

Se le conseguenze sulla sicurezza sfuggono a un “mostro sacro” del settore della sicurezza come Tavis Ormandy, possiamo essere relativamente sicuri del fatto che per i pirati non sarà facile sfruttare la falla.
La vulnerabilità, in ogni caso, affligge (quasi) tutti i sistemi Linux basati su Kernel precedente alla versione 4.4, con l’esclusione a quanto pare di quelli sviluppati da Red Hat. Per quanto riguarda Ubuntu e Debian, invece, occorre tenere presente che le distro integrano la versione corretta del Kernel (la 4.5) a partire dalle versioni rilasciate a febbraio.
Quando si parla di Kernel di Linux, però, il discorso non si esaurisce con server e PC: il “cuore” del sistema open source è infatti utilizzato in molti sistemi per dispositivi mobili (per esempio Android) e device di vario genere.
Per quanto riguarda il sistema operativo mobile a marchio Google, i feedback dai produttori sono rassicuranti: gli ultimi aggiornamenti rilasciati comprendono la correzione della falla e, di conseguenza, sono certamente applicati sui Nexus, così come sui dispositivi Samsung e LG.
Il vero problema, però, è rappresentato da quella miriade di dispositivi della “Internet of Things” (IoT) che normalmente sfruttano distribuzioni Linux e che sono molto più facilmente oggetto di attacchi in remoto di questo tipo.
Anche perché l’esperienza insegna che i produttori e gli stessi proprietari dei dispositivi non sono particolarmente sensibili (per usare un eufemismo) al tema della sicurezza e degli aggiornamenti.
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