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Gen 30, 2017 Marco Schiaffino Attacchi, Hacking, News, RSS 0
Nel mirino c’è sempre la “Internet of Thngs”, ma in questo caso le modalità di attacco sono decisamente insolite. A provocare un “black out informatico” dei sistemi CCTV di Washington DC, infatti, non è stato il famigerato worm Mirai, ma un ransomware.
I pirati che hanno portato l’attacco, quindi, puntavano a ottenere un riscatto per “restituire” il sistema di sorveglianza della città.
La vicenda, riportata dal Washington Post, risale allo scorso 12 gennaio, solo 8 giorni prima della cerimonia di insediamento del neo presidente degli Stati Uniti Donald Trump.
Stando a quanto riportato dal quotidiano, l’attacco avrebbe messo fuori uso 123 dei 187 dispositivi che gestiscono la registrazione dalle telecamere a circuito chiuso (ognuno di essi ne controlla 4) “accecando” il 70% delle videocamere fino al 15 di gennaio.

La nuova frontiera del ransomware: 123 telecamere di sorveglianza prese in ostaggio a pochi giorni da un evento di portata internazionale.
Archana Vemulapalli, responsabile tecnico per la città di Washington, in un comunicato ufficiale ha specificato che non è stato pagato alcun riscatto, ma per ripristinare i sistemi è stato necessario metterli offline e riavviarli uno per uno. Un’operazione che ha richiesto circa 48 ore.
L’episodio rappresenta una novità. Che i pirati siano in grado di ottenere l’accesso ai sistemi di sicurezza basati su dispositivi connessi a Internet con crescente facilità è cosa nota, come è dimostrato da numerosi episodi di cronaca registrati negli ultimi mesi.
Fino a oggi, però, le azioni di questo tipo puntavano a prendere il controllo dei dispositivi per utilizzarli come bot in attacchi DDoS.
L’idea di utilizzare l’accesso per installare un ransomware e bloccarne la funzionalità ricattando gli amministratori dei sistemi rappresenta una strategia decisamente originale che, purtroppo, potrebbe ispirare altri cyber-criminali.
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