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Lug 01, 2016 Marco Schiaffino Mercato, News, Privacy, Scenario 0
La normativa della Repubblica Popolare Cinese in tema di comunicazioni e Internet non è particolarmente “libertaria” e, a partire dal primo di agosto, la stessa logica verrà applicata ai dispositivi mobile.
A statuirlo è la nuova regolamentazione proposta dalla Cyberspace Administration of China, l’autorità a cui è delegata la gestione della grande rete e che si prodiga per mantenere (ed espandere) il regime di controllo e censura sul Web all’interno del paese.
Per capire la portata della novità, basta considerare che il 90% dei cittadini cinesi accedono a Internet attraverso dispositivi mobili. Secondo gli ultimi dati disponibili (fine 2015) sarebbero ben 619 milioni.
Le nuove regole prevedono degli obblighi particolarmente stringenti per tutti gli operatori che mettono a disposizione app sul territorio cinese. Alcuni hanno tutta l’aria di regole a tutela del consumatore, come l’obbligo di proteggere le informazioni relative agli utenti e il divieto di utilizzarle senza il loro consenso.

Qualsiasi attività su Internet in Cina richiede di sottostare alle asfissianti regole su censura e controllo della navigazione.
Tra le pieghe del regolamento, però, ci sono alcune regole sconcertanti. Prima di tutto è fatto obbligo di identificare gli utenti che scaricano e utilizzano le app “attraverso il numero di telefono o altre informazioni”.
Inoltre, i fornitori di app saranno tenuti a conservare i log degli utenti per 60 giorni. La parte più spinosa, però, riguarda l’obbligo di introdurre un sistema di censura e prevedere l’invio di avvisi, la sospensione del servizio o la chiusura degli account per chi dovesse essere colto a “diffondere informazioni illegali”.
Considerata la concezione che il governo cinese ha del termine “illegale”, Apple e gli sviluppatori (Google non ha un market in Cina) sarebbero praticamente reclutati come “spioni” e costretti a reprimere la libera espressione in rete.
Resta da vedere quale sarà l’applicazione concreta del nuovo regolamento. Fatto sta che Tim Cook, tra un mese, potrebbe trovarsi in una situazione paradossale: paladino della privacy su territorio USA (dove Apple si è rifiutata di fornire all’FBI l’accesso ai dati di un iPhone usato da un terrorista) e complice della repressione di un regime autoritario in Cina.
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