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Feb 05, 2019 Marco Schiaffino Attacchi, In evidenza, Malware, News, RSS, Vulnerabilità 0
Una leggenda metropolitana piuttosto diffusa sostiene che a preoccuparsi dei malware dovrebbero essere solo gli utenti Windows, storicamente bersagliati con maggiore frequenza dai pirati informatici.
A sconfessare questa credenza ci sta pensando (tra gli altri) un nuovo trojan che prende di mira eslcusivamente i sistemi Linux e macOS. Si chiama SpeakUp ed è stato individuato per la prima volta da Check Point a metà di gennaio.
Il trojan, che sfrutta una vulnerabilità (CVE-2018-20062) nel framework ThinkPHP, carica una shell PHP per installare una backdoor sul sistema. Come si legge nel report di Check Point, la piattaforma è di origine cinese ed è utilizzata principalmente in Asia. Stando ai dati della società di sicurezza, però, il trojan si sta diffondendo anche il America Latina.
I pirati informatici, però, non si sono limitati a sfruttare la falla di sicurezza di ThinkPHP, ma hanno dotato il loro malware di un arsenale di exploit “secondari” che SpeakUp usa per diffondersi sulle macchine collegate nella rete locale.
I ricercatori ne hanno individuate sei.
SpeakUp ha tutte le funzionalità che ci si può aspettare da un trojan modulare, tra cui la possibilità di scaricare e installare ulteriori componenti.
Oltre a questi exploit, SpeakUp utilizza un modulo di brute forcing che utilizza un elenco di credenziali standard per cercare di violare le macchine raggiungibili in rete.
A renderlo particolarmente insidioso è il fatto che la maggior parte dei motori antivirus (ma la verifica su Virus Total fatta dai ricercatori risale allo scorso 9 gennaio) non lo identifica come un file pericoloso.
Per il momento il gruppo di cyber-criminali che sta utilizzando il trojan sembra essere interessato principalmente a sfruttare le macchine infette per generare cripto-valuta attraverso dei miner installati sui server.
Un modus operandi abbastanza comune tra i pirati informatici che prendono di mira i sistemi Linux, di solito installati su server con una discreta potenza di calcolo e che sono particolarmente appetibili per il mining.
Secondo i ricercatori, i miner installati per il momento avrebbero generato circa 107 Monero, per un valore di 4.500 dollari.
Il timore, però, è che gli autori di SpeakUp possano modificare l’exploit principale allargando così la platea delle potenziali vittime.
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