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Giu 14, 2018 Marco Schiaffino News, RSS, Vulnerabilità 0
Non c’è pace per i tecnici di Intel. Mentre sono ancora alle prese con le (infinite) varianti di attacchi Spectre, salta fuori una nuova vulnerabilità che consentirebbe l’accesso a dati sensibili da parte di applicazioni che non dovrebbero poterli leggere.
Battezzata Lazy FP State Restore, la vulnerabilità riguarderebbe tutte le CPU Intel Core e uno dei sistemi utilizzati per ottimizzare le prestazioni, chiamato Lazy FPU context switching.
La tecnica di attacco consentirebbe a un processo di accedere ai registri FPU (Floating Point Unit) e “rubare” i valori relativi ai calcoli legati a un altro processo. Il problema è che i dati in questione possono riguardare chiavi crittografiche o altri elementi “sensibili”.
Per il momento, però, non è chiaro quale sia il reale impatto della vulnerabilità. Quello che è certo è che non richiederebbe un aggiornamento del microcode del processore, ma può essere risolta attraverso un aggiornamento del sistema operativo.
Ma quali sono i sistemi operativi a rischio? Qui le cose si complicano. In un primo momento, infatti, sembrava che tutti i più diffusi sistemi (Linux e Windows) per lo meno nelle versioni più recenti fossero immuni all’attacco.
Col passare delle ore, però, le certezze sono venute meno. Red Hat, per esempio, ha pubblicato un avviso che segnala la vulnerabilità di Red Hat Enterprise Linux nelle versioni 5, 6 e 7.
Anche l’avviso pubblicato da Microsot (nella foto qui sopra) lascia qualche dubbio. La tabella che dovrebbe elencare i prodotti Microsoft vulnerabili contiene infatti un poco rassicurante “aggiornamenti in arrivo”, il che significa che dalle parti di Redmond stanno ancora cercando di capire quale possa essere l’impatto.
È opinione comune tra i ricercatori, comunque, che i sistemi eventualmente vulnerabili siano quelli meno recenti e che gli aggiornamenti per la correzione della falla di sicurezza non dovrebbero porre particolari problemi o avere conseguenze a livello di prestazioni.
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