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Gen 16, 2026 Marina Londei Approfondimenti, Attacchi, Gestione dati, Gestione dati, In evidenza, Minacce, News, RSS 0
Dall’ultima ricerca di Reflectiz, “The State of Web Exposure 2026“, emerge una questione allarmante: secondo il report, il 64% delle app di terze parti accede a dati sensibili senza una vera necessità tecnica o aziendale. Si tratta di un aumento importante rispetto al 51% registrato nel 2024 che evidenzia come la “Web exposure”, ovvero la superficie di esposizione web stia sfuggendo di mano ai team di sicurezza.
Nel dettaglio, il termine “Web exposure”, così come definito da Gartner, comprende i rischi provenienti da applicazioni di terze parti quali analytics, pixel di marketing, widget social, CDN e strumenti di analisi, tutte componenti che spesso operano nel browser dell’utente finale al di fuori della protezione dei firewall e dei sistemi di monitoraggio lato server.
L’analisi di Reflectiz, la quale ha coinvolte oltre 4.700 siti web leader in 10 settori diversi, evidenzia che nonostante ci sia stata una lieve riduzione della quantità totale di dipendenze esterne, la qualità della sicurezza è peggiorata. La maggior parte delle app esterne sta raccogliendo dati sensibili che non servono al loro funzionamento.

Tra i colpevoli ricorrenti di queste dinamiche il report identifica Facebook Pixel, presente sul 53% dei siti web, Google Tag Manager, coinvolto nell’8% delle violazioni rilevate, e Shopify, responsabile del 5% degli accessi non autorizzati ai dati sensibili.
Secondo l’analisi, il 43% della superficie di rischio è generata dai dipartimenti marketing e digital, un numero enorme soprattutto se comparato con il 18% relativo all’IT. I team di questi due reparti inseriscono script e tracker per scopi di business senza passare per i controlli di sicurezza. I tracker “abbandonati” perché non più utilizzati non vengono eliminati, ma continuano a essere eseguiti e possono diventare pericolosi vettori d’attacco.
Sebbene l’81% dei responsabili di sicurezza veda gli attacchi web come una priorità da gestire, soltanto il 39% di essi afferma di avere strumenti adeguati per mitigare i rischi derivanti da terze parti.
Il report evidenzia una polarizzazione netta nella postura di sicurezza tra i diversi comparti industriali. Il settore delle assicurazioni appare il più virtuoso essendo riuscito a ridurre l’attività malevola del 60%; al contrario, quello dell’istruzione è il settore più a rischio: rispetto al 2024, l’attività malevola è quadruplicata e in media 1 sito su 7 è compromesso.
Anche la pubblica amministrazione ha registrato un’impennata di attività malevole, passando dal 2% al 12,9% dal 2024, mentre il settore degli acquisti online è riuscito a ridurre l’accesso ai dati sensibili del 17%. Per quanto riguarda la sanità, la situazione rimane stagnante, senza miglioramenti significativi nei parametri di rischio.
Reflectiz ha inoltre isolato i segnali tecnici che precedono un attacco o una violazione; tra questi c’è l’età dei domini: i siti che interagiscono con domini registrati negli ultimi 6 mesi hanno una probabilità 3,8 volte superiore di essere coinvolti in attività malevole.
Per misurare il livello di rischio bisogna inoltre tenere in considerazione la configurazione dei siti web: i portali leader, classificati come più sicuri, contano meno di 8 applicazioni esterne, meno di 3 tracket e meno di 18 domini collegati. Tra i fattori di rischio principali ci sono inoltre le CDN esterne non monitorare, identificate come vettore primario per gli attacchi alla supply chain.

Il messaggio è chiaro: ora più che mai è necessario prendere dei provvedimenti per proteggere i dati sensibili e rendere la navigazione sul web più sicura. Le sole policy, sia le normative che i regolamenti interni alle aziende, hanno evidentemente fallito nel controllo del rischio.
I ricercatori di Reflectiz consigliano innanzitutto di implementare flussi di governance automatizzati per bloccare gli accessi ingiustificati, direttamente a livello tecnico, di ridurre il numero di applicazioni che rimangono in esecuzione nelle pagine di pagamento e di eliminare i tracker non più utilizzati.
È inoltre fondamentale implementare sistemi per rilevare in tempo reale se un pixel (come quello di Facebook) cambia comportamento o inizia a raccogliere dati diversi da quelli dichiarati e integrare le decisioni del marketing nel framework di sicurezza dell’IT.
“Il costo dell’inazione – violazione dei dati dei clienti, sanzioni normative e perdita di fiducia – supera di gran lunga l’investimento necessario per una governance sistematica. Il tuo sito web è la tua vetrina digitale, la tua piattaforma di transazione e il tuo centro di relazione con i clienti. Proteggerlo non è una sfida tecnica, è un imperativo aziendale. La domanda per il 2026 non è se investire nella gestione dell’esposizione web, ma se puoi permetterti di non farlo” conclude il report.
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