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Mag 08, 2023 Marina Londei Approfondimenti, RSS, Software, Tecnologia 0
La diffusione delle piattaforme no-code e low-code ha complicato l’integrazione delle pratiche di sicurezza nelle fasi di sviluppo software. Come sottolinea Micheal Bargury, CTO e co-fondatore di Zenity, dare ai business user la capacità di creare le proprie applicazioni ha velocizzato lo sviluppo applicativo ma ha anche ridotto il controllo sull’effettiva qualità del software.
Gli approcci no-code e low-code stanno riducendo la necessità di pratiche di CI/CD per l’integrazione e la distribuzione continua dei prodotti, considerate fondamentali dall’industria del software: è proprio grazie a questi metodi che i team di sicurezza sono in grado di integrare i controlli dove risultano davvero utili, ovvero durante lo sviluppo applicativo.

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Integrare la sicurezza nel processo di sviluppo comporta costi minori per risolvere le vulnerabilità e impedisce che i bug raggiungano l’ambiente di produzione. Il ciclo di vita classico del software coinvolge inoltre diversi attori, ognuno con responsabilità diverse ma a conoscenza delle buone pratiche di sviluppo e testing. Suddividere le attività tra più team significa avere più possibilità di individuare errori prima che diventino problematici.
Ora il processo è accentrato sui soli utenti di business che non si occupano dei controlli di qualità e sicurezza, ma solo di creare applicazioni in linea con le proprie aspettative. In questo tipo di “sviluppo” non c’è confronto con altre figure e non c’è condivisione di obiettivi: se prima il software rispondeva a requisiti di business e di sicurezza, ora risponde solo ai primi.
Come migliorare allora la sicurezza delle applicazioni no-code e low-code? Secondo Bargury è troppo complesso istruire gli utenti di business sulle buone pratiche di sviluppo e sicurezza del software. Ciò che sviluppatori e team di cybersecurity possono fare è comprendere il funzionamento della piattaforma no-code in uso, integrare controlli di sicurezza in maniera trasparente per gli utenti e verificare la correttezza delle applicazioni prima di renderle operative.
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