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Nov 30, 2022 Dario Orlandi News, Scenario 0
Una recente ricerca commissionata da Kaspersky ha cercato di far luce sulle modalità di reperimento delle informazioni da parte della dirigenza delle grandi aziende. I risultati sono piuttosto sorprendenti, e non sempre incoraggianti.
Il sondaggio ha coinvolto 1.800 dirigenti C-level di aziende con più di 1.000 dipendenti in 12 Paesi, di cui 200 in Italia. Gli intervistati sono stati interrogati sulla sicurezza informatica all’interno della loro azienda, sulle misure di protezione adottate e sulle dinamiche di gestione dei team.
Il dato più preoccupante è la parte minoritaria di intervistati che si affida a esperti esterni per raccogliere informazioni puntuali e complete sui rischi e le minacce più recenti; in media, la percentuale è del 41%, con un valore massimo registrato in Spagna (50%) e minimo nel Regno Unito (34%).

Più frequente è l’utilizzo di fonti di informazioni pubbliche (52,5%), tra cui notizie di stampa, blog di settore o addirittura social media. Tenersi informati utilizzando i canali generalisti è sicuramente positivo, ma non può essere l’unica fonte per chi deve poi prendere decisioni che riguardano la sicurezza delle aziende.
Le dinamiche che governano la diffusione delle notizie potrebbero infatti far perdere di vista alcuni pericoli molto seri ma non sufficientemente “popolari” da occupare le prime pagine dei giornali o il dibattito sui social media.
David Emm, Senior Security Researcher di Kaspersky, ha dichiarato: “La nostra ricerca delinea il quadro di una C-Suite che ha bisogno di aiuto per comprendere le minacce alla sicurezza aziendale che si presentano ogni giorno. Il consumo di risorse disponibili pubblicamente e l’aumento del budget destinato alla formazione sono molto importanti per contribuire a sviluppare la consapevolezza, ma il panorama delle minacce è complesso e in continua evoluzione e comprende alcuni dei criminali più motivati e tecnologicamente sofisticati del pianeta”.
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