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Lug 13, 2016 Marco Schiaffino Malware, Minacce, News, Ransomware 0
Se esistesse un premio per i cyber-criminali più crudeli, gli autori di Nukeware lo vincerebbero a mani basse. Il nuovo ranscam (sì, è un nuovo neologismo: ransomware + scamware) può essere stato concepito solo da criminali senza cuore.
Vista dalla prospettiva della vittima, Nukeware può sembrare un ransomware qualsiasi. I dati memorizzati sul PC non sono più accessibili e sul computer è comparso un avviso (un file JPEG impostato come sfondo) che annuncia al malcapitato che i file sarebbero stati spostati in una partizione crittografata e che potranno essere recuperati solo pagando un riscatto.
La realtà, purtroppo, è diversa. I file sono stati semplicemente cancellati e il ranscam ha modificato le impostazioni di sistema impedendo di avviare il computer in modalità provvisoria, avviare il Task Manager, recuperare i file attraverso le shadow copy o utilizzare il ripristino di sistema per recuperarli.
In sintesi: i documenti sono persi per sempre, ma la vittima non può sapere per certo che fine abbiano fatto. Stando al messaggio visualizzato, dovrebbe pagare 125 dollari (0.2 Bitcoin) per riaverli indietro.

Classica richiesta di riscatto, ma Nukeware non è un ransomware come gli altri. È molto peggio.
Ovviamente, effettuare il pagamento è perfettamente inutile e chi lo dovesse fare, per giunta, finirebbe per essere sottoposto a un ulteriore tentativo di estorsione.
Il pulsante “ho eseguito il pagamento, per favore verificate e sbloccate il mio computer”, infatti, non esegue alcun controllo sull’effettivo versamento del riscatto, ma è impostato per visualizzare automaticamente un messaggio che notifica il fallimento della transazione e minaccia di cancellare un file a caso nell’eventualità di un altro pagamento a vuoto.
Insomma: oltre a chiedere un riscatto ingiustificato, i cyber-criminali cercano di ingannare la vittima facendogli credere di dover ripetere il pagamento. Nessun dubbio: Nukeware vince il premio “malware spregevole” dell’anno.
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