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Mar 19, 2021 Marco Schiaffino Attacchi, In evidenza, Malware, Minacce, News, RSS, Vulnerabilità 0
Professionali, veloci ed estremamente pericolosi. I pirati informatici individuati dai ricercatori del Project Zero di Google hanno tutte le caratteristiche per rappresentare una minaccia di primo piano nel mondo della cyber security.
Il gruppo, a cui gli autori del report pubblicato sul blog ufficiale del Project Zero non hanno assegnato alcun nome, sono finiti nei radar degli esperti di sicurezza nel febbraio 2020, quando i ricercatori hanno individuato una serie di attacchi che sfruttavano quattro vulnerabilità zero-day.
Nel mese di ottobre, però, l’attività dei cyber criminali sembra essere passata a una nuova fase, arricchendosi di altri sette exploit zero-day in grado di colpire i sistemi Windows, iOS e Android.
La tecnica di attacco utilizzata prevede l’inserimento di un iFrame all’interno di un sito utilizzato come esca per le potenziali vittime. L’iFrame conduceva a due differenti server controllati dai pirati.
Il primo, impostato per rispondere solo ai visitatori con dispositivi Windows e iOS, sarebbe rimasto attivo per almeno una settimana. Il secondo, dedicato invece a iniettare gli exploit per Android, sarebbe rimasto attivo solo per 36 ore.
L’arsenale di exploit a disposizione del gruppo criminale comprende una serie di vulnerabilità zero-day che consentono l’esecuzione di codice in remoto sui dispositivi colpiti. I ricercatori, però, non hanno fornito nel report alcuna indicazione sul payload distribuito.
Quello che è certo, è che il framework che hanno creato permetteva di colpire qualsiasi tipo di dispositivo anche se tutti i componenti erano aggiornati alleultime versioni disponibili.
A confermare le capacità fuori dal comune del gruppo hacker, spiegano gli autori del documento, c’è anche un dettaglio illuminante: nel momento stesso in cui Google ha distribuito la patch per correggere una vulnerabilità di Chrome utilizzata nella campagna di attacco (CVE-2020-15999), i pirati hanno aggiunto alla loro dotazione un nuovo exploit (CVE-2020-16009) basato su una falla nel motore v8 del browser.
Insomma: quello individuato dal team del Project Zero sarebbe un gruppo composto da pirati informatici estremamente abili, che utilizzano tecniche di exploit sofisticate e strumenti di offuscamento che, per stessa ammissione dei ricercatori, rendono l’analisi delle tecniche di attacco estremamente difficoltosa.
In altre parole, è molto probabile che ne sentiremo ancora parlare nel prossimo futuro.
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