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Feb 12, 2026 Redazione In evidenza, News, RSS, Scenario 0
Nell’ultimo High-Tech Crime Trends Report 2026 realizzato da Group-IB, leader globale nella cybersecurity e nell’investigazione dei crimini digitali, emerge un quadro inquietante sull’evoluzione delle minacce. Lo studio, frutto di un monitoraggio costante effettuato dai centri DCRC in 11 paesi e basato su telemetria e investigazioni sul campo, è stato concepito per fornire a governi e aziende una utile guida per anticipare i rischi di un panorama cyber sempre più interconnesso.
L’industrializzazione del rischio nella supply chain moderna
Da qualche tempo, ormai, l’attenzione dei gruppi dediti al cybercrimine si sta spostando dalle singole infrastrutture verso l’intero ecosistema di fiducia che lega fornitori e clienti finali. Secondo l’analisi di Group-IB, non siamo più di fronte a intrusioni isolate ma a una vera e propria compromissione sistemica delle catene di approvvigionamento tecnologico globale. Gli attaccanti hanno compreso che colpire un singolo vendor SaaS, un fornitore di servizi gestiti o un repository di codice significa ottenere un accesso immediato e persistente a centinaia di organizzazioni a valle della catena di distribuzione del servizio o del software. Questo cambio di paradigma trasforma una singola vulnerabilità locale in un effetto domino capace di paralizzare interi settori industriali con un’efficienza operativa senza precedenti.

La militarizzazione del codice aperto e dei flussi d’identità
Uno dei fronti più critici evidenziati dal report riguarda la corruzione dei repository open-source come npm e PyPI, diventati i nuovi vettori per la distribuzione di malware su scala “industriale”. Attraverso il furto di credenziali dei manutentori e l’uso di worm automatizzati, i cybercriminali iniettano codice malevolo nelle librerie software, trasformando le pipeline di sviluppo in canali di infezione di massa. Parallelamente, assistiamo a un’evoluzione del phishing potenziato dall’intelligenza artificiale che ora mira specificamente ai workflow di integrazione OAuth. Questo approccio permette agli attori malevoli di aggirare l’autenticazione a più fattori e stabilire una presenza legittima e duratura all’interno degli ambienti cloud e dei sistemi CI/CD, rendendo la distinzione tra traffico lecito e malevolo quasi impossibile per i perimetri difensivi classici.
L’ecosistema del ransomware e il mercato degli accessi a monte
Il modello operativo del crimine informatico si è strutturato in una filiera altamente specializzata dove i broker di accesso iniziale e gli operatori ransomware collaborano con una precisione e un coordinamento degno delle migliori filiere produttive tradizionali. L’obiettivo primario dei gruppi di minaccia non è più la singola vittima, ma i punti di accesso a monte che garantiscono un’esposizione multi-tenant. Questo approccio moltiplica l’impatto finanziario delle campagne di estorsione, poiché la violazione di un unico fornitore di servizi si traduce nella compromissione simultanea di decine di database di clienti diversi. I gruppi più sofisticati, tra cui spiccano nomi come Lazarus e Scattered Spider, stanno sfruttando metodicamente queste architetture di fiducia condivisa per massimizzare l’asimmetria dell’attacco e minimizzare i tempi di rilevamento.
Verso una difesa basata sulla gestione della fiducia sistemica
In questo scenario di minacce interconnesse, la sicurezza informatica deve evolvere verso una protezione che non si limiti ai confini aziendali ma che analizzi ogni singola dipendenza e relazione digitale. Come sottolineato dai ricercatori di Group-IB, la sfida attuale per i responsabili della sicurezza è mettere in sicurezza la fiducia stessa attraverso un monitoraggio rigoroso delle integrazioni di terze parti e una verifica continua delle identità. Non è più sufficiente proteggere i propri asset isolati, poiché è necessario anticipare i rischi emergenti analizzando le dinamiche degli ecosistemi underground dove vengono scambiati gli accessi privilegiati. Solo una visione che integri l’intelligence predittiva con una comprensione profonda delle catene di attacco integrate può permettere alle aziende di interrompere il ciclo dell’offensiva prima che il danno diventi sistemico.
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