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Ott 20, 2017 Marco Schiaffino Attacchi, Intrusione, Malware, News, RSS 0
L’allarme arriva dai ricercatori che l’hanno individuata online: “ha dimensioni mai viste e potrebbe provocare una vera catastrofe”.
Tutto è cominciato con Mirai un anno fa e adesso ci troviamo ad avere a che fare con qualcosa che, molto probabilmente, non siamo nemmeno pronti a fronteggiare.
L’hanno battezzata Reaper ed è una botnet composta da dispositivi della “Internet of Things” (videocamere di sorveglianza, registratori digitali e altra paccottiglia “smart”) che i pirati hanno reclutato in una botnet di dimensioni spaventose: due milioni di device.
Se consideriamo che l’attacco DDoS (Distributed Denial of Service) che l’anno scorso ha messo K.O. i servizi dell’intera East Coast statunitense è stato portato con una botnet (creata con Mirai) che i ricercatori hanno stimato in circa 200.000 dispositivi, è evidente che il potenziale impatto di Reaper è devastante.
Secondo Netlab, che ha pubblicato un report per lanciare l’allarme, Reaper searebbe stata creata con strumenti diversi da Mirai. La famigerata botnet comparsa nel 2016, infatti, è stata creata sfruttando la connessione Telnet a dispositivi di cui erano state pubblicate le credenziali di accesso.

Quale rete può resistere a un attacco DDoS portato da 2 milioni di dispositivi? Rischiamo di scoprirlo a breve…
I cyber-criminali che hanno creato Reaper (e che la stanno facendo costantemente crescere) avrebbero invece sfruttato una serie di vulnerabilità di dispositivi IoT per reclutare i bot.
In particolare, nel mirino sarebbero finiti i dispositivi di D-Link (che hanno avuto qualche problemino di recente) di Netgear (idem come sopra) LinkSys, GoAhead, JAWS, Vacron, MicroTik, TP-Link, Synology e AVTECH. Non solo: a essere presi di mira sarebbero anche i server Linux.
I dispositivi sarebbero controllati da una rete di server Command and Control e, secondo i ricercatori di Netlab, potrebbero utilizzare sistemi di amplificazione dell’attacco DDoS basati su DNS che gli permetterebbe di raggiungere un volume di fuoco mai visto.
Per il momento gli analisti non hanno registrato alcun attacco portato dalla botnet. Questo, però, rischia di essere il dato più inquietante: quando lo faranno che cosa succederà?
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