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Nov 16, 2016 Marco Schiaffino Approfondimenti, In evidenza, Mercato, RSS, Tecnologia 0
Lo stesso processo, anche se con dinamiche diverse, sta prendendo piede nella Pubblica Amministrazione attraverso l’introduzione di SPID (Sistema Pubblico di Identità Digitale) che, almeno nelle intenzioni del governo, dovrebbe entrare a regime entro la fine del 2017.
Le due sfere, però, sono destinate inevitabilmente a sovrapporsi. A testimoniarlo è proprio l’esperienza di Computer Associates, che ha recentemente annunciato la disponibilità di un sistema che consente la “accelerazione” nell’implementazione di SPID.
“Quello che sto sperimentando è che l’interesse per SPID supera i confini della Pubblica Amministrazione e coinvolge anche molti soggetti privati” conferma Tittarelli. “Un sistema comune di verifica dell’identità digitale, infatti, rappresenta un vantaggio per tutti”.
Ricorrendo a SPID, infatti, i privati possono avere numerosi vantaggi, soprattutto sotto il profilo della gestione del ciclo di vita dell’identità digitale e del processo di autorizzazione e autenticazione, che sarebbero affidati agli Identity Provider (TIM, Poste Italiane, Sielte e InfoCert) che gestiscono il sistema.
Un ecosistema che secondo Tittarelli permette di fare un notevole passo avanti verso una filosofia della sicurezza basata sull’identità. “La filosofia alla base della nostra Acceleration Suite per SPID è quella di permettere alle aziende e alle amministrazioni di entrare rapidamente nel sistema contando su soluzioni testate e su un supporto costante nella sua gestione”.
In un mondo ideale, quindi, potremmo trovarci nella situazione di avere un unico account SPID per accedere a qualsiasi tipo di servizio, sia nella Pubblica Amministrazione, sia nel settore privato.
Uno scenario che solleva qualche dubbio sotto il profilo della sicurezza: è davvero una buona idea creare un “super account” che, se violato, permetterebbe di accedere a così tanti servizi? Secondo Tittarelli quello della sicurezza è un problema gestibile.
Per il momento, SPID prevede due livelli di autenticazione: il semplice uso di username e password per i servizi meno “sensibili” e l’utilizzo di un ulteriore fattore di autenticazione (tramite dispositivo mobile) per quelli più “delicati”, che dovrebbe quindi mettere al riparo da abusi.
Ma come viene scelta la modalità di autenticazione? “Il sistema SPID, per il momento, lascia ai fornitori di servizio la scelta” spiega Tittarelli. “È ovvio che nell’ottica di rendere più facile l’accesso è probabile che verranno introdotti sistemi di autenticazione “forte” basati su fattori che non obblighino gli utenti a procedure troppo complesse, come la certificazione dei dispositivi utilizzati per collegarsi ai servizi”.
Uno scenario in divenire, dunque il cui futuro dipenderà anche dal livello di alfabetizzazione digitale degli utenti. Un fattore, questo, per cui sappiamo che sono necessari tempi decisamente più lunghi.
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